Sono anni che gli autori di satira sono vittime di una persecuzione priva di ogni fondamento, vengono rimproverati di essere, violenti verbalmente, aggressivi nei toni, volgari, di abusare del turpiloquio; gli viene ricordato che quella non è satira, che la satira deve far ridere, un pò come le commedie italiane del periodo natalizio. Per fortuna quegli stessi autori sono ben consapevoli che un simile destino li accomuna, seppure in forme differenti, ai loro predecessori, da quando la satira esiste i potenti tentano di metterla a tacere, perchè ben consci dell’immenso potere che essa ha: quello di fare pensare.
Ritengo che in questo momento sia giusto far luce su cosa è la satira, che questo piaccia o meno; perchè, come dissero molti filosofi, ciò che <è> non può <non essere>, quindi la satira non può essere qualcosa di diverso da essa stessa.
La satira è un componimento, spesso di natura orale e/o scritta, che elabora con fini moraleggianti e critici, figure e ambienti della realtà politica, sociale e culturale; si fonda sull’ironia polemica ( dall’insidia velata fino all’aggressione violenta); per sua stessa natura la satira si rivela un genere ambiguo, ciòè a metà strada fra il comico e il serio, che si articola sia in una mimensi realistica sia nella deformazione ridicola e grottesca, che ha come fine il voler sovvertire il pensiero comune. La satira non è una parodia superficiale, ipocrita e divertente del potere; come ha più volte ricordato Dario Fò, la satira non deve essere confusa con lo <sfottò>.
Le origini dell’invettiva satirica sono decisamente antiche, almeno per quel che riguarda il mondo cosiddetto “occidentale”, cioè fin dall’antica grecia: basti pensare alla satira politica e sociale che contenevano le commedie greche di Aristofane ( che nulla hanno a che vedere con le commedie moderne), e se volessimo andare ancora più indietro potremmo citare la Batracomiomachia pseudo-omerica, per continuare con Plauto, Persio e Giovenale. V’è da dire che fino al all’Illuminismo la satira era ritenuta quasi esclusivamente un genere letterario ( quindi più rivervata ad una cerchia ristretta di persone), che invece dal secolo dei lumi in poi assunse una nuova connotazione: cioè divenne un atteggiamento della libera ragione, pronta a colpire e denigrare l’oscurantismo, l’irrazionalità e la sopraffazione. Da quel momento la satira inizia a veicolare nelle forme più disparate, alcuni autori di satira iniziano a prediligere la brevità per rendere il proprio messaggio efficace, sebbene anche molti scrittori e filosofi si avvalserio delle satira per i loro romanzi/trattati.
Il satirico di < professione> continua sicuramente ad avere luogo nel mondo delle lettere, ma il suo commento ai fatti, a lui contemporanei, scivola nella battuta, molto spesso graffiante e volgare ( in questo momento mi viene in mente l’invettiva di Catullo, tutt’altro che educata)
In poche parole a Guzzanti, Grillo, Luttazzi fanno il loro lavoro, evidententemente lo fanno bene, perchè ogni volta che aprono bocca riescono a scatenare le reazioni più disparate, e proprio per questo motivo tutti, a destra e a sinistra, si guardano bene dal farli comparire in televisione.







Ma questo è un articolo comunista, cribbio! La vera satira scomoda e pungente si vede sul mio gruppo televisivo, non a caso sono l’editore più liberale della storia.
Ora scusate, ma devo tornare a pettinarmi le trecce.
Lieto di rileggerti.
Meno male che c’è ancora qualche voce che non storce il nasino per le parolacce della Guzzanti. Ma siamo sempre meno, temo.
bel post, fa piacere trovare gente interessata al tema della satira.
Mi chiamo Daniele, piacere.
Forse può interessarti venirmi a trovare sul blog,
sono un attore e autore di satira, e il pubblico
che apprezza queste cose è sempre meno ^_^
http://telapinder.wordpress.com/about/
Ciao!