Non ho ancora capito perchè, ma sembra che i siciliani abbiano la strana propensione di eleggere persone quanto meno discutibili, quando dall’altra parte in fondo ci sarebbero persone degne di considerazione. Il presidente uscente della regione Sicilia, uscente per di più non per libera scelta, conosciuto come Totò Cuffaro, è riuscito ad abbellire la sua fedina penale con una condanna in primo grado per favoreggiamento semplice a Cosa Nostra nel processo per le “talpe” alla Dda di Palermo, e una reclusione a 5 anni e interdizione perpetua ai pubblici uffici. In un paese civile, non solo Cuffaro sarebbe dovuto sparire del tutto, perchè in prigione, ma avrebbe dovuto chiedere umilmente scusa al popolo siciliano. Ma come al solito la realtà è ben peggio della più perversa delle fantasie, infatti il “nostro” Totò ha ben pensato di festeggiare la condanna con dei bei cannoli, e di candidarsi alle elezioni politiche del 2008, da notare che la condanna è avvenuta pochi mesi prima e nello stesso anno; con l’unico risultato di venire rieletto, ma questa volta come SENATORE. Per non parlare della sentenza, favoreggiamento semplice, che ricorda molto la sentenza per corruzione semplice di un altro nostro protagonista, ma più potente, dello scenario politico italiano. Magari domani vado in casa di qualunque famiglia italiana, ammazzo 3 persone su quattro, e vediamo se mi condannano per omicidio semplice.
Ma i siciliani non paghi della cosa, tornano alle urne e votano il super autonomista Raffaele Lombardo, che non è proprio come il suo predecessore, ma in fondo bisogna avere un minimo di comprensione, perchè dopo tutto Cuffaro ha avuto più tempo. Ma tornando al neo presidente delle ragione.
Il 22 aprile1992 è arrestato per interesse privato in atti d’ufficio e abuso d’ufficio ma dopo essere stato condannato in primo grado, viene assolto in appello, nell’immediato deve però dimettersi da assessore.
Il 23 luglio 1994 è nuovamente arrestato per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione per lo scandalo di un appalto da 48 miliardi di lire per i pasti all’ospedale Vittorio Emanuele II di Catania: secondo l’accusa, un comitato d’affari composto da Rino Nicolosi, Salvo Andò, Antonino Drago e lo stesso Lombardo avrebbe garantito l’appalto all’azienda dell’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini, in cambio di una tangente di 5 miliardi di lire.
Un giorno prima dell’arresto viene sospeso (ai sensi della legge 55/1990) dalla carica di deputato e ciò fino al 29 settembre dello stesso anno[3].
Il 17 marzo 2000 Pellegrini patteggia ammettendo di avere versato la tangente ad alcuni politici, tra cui Lombardo, ma i giudici finiscono per considerare quel denaro solo un regalo: il reato venne derubricato a finanziamento illecito ai partiti, reato che per gli imputati risultava ormai prescritto. I giudici, in sostanza, non riconoscono nelle attività relative all’ospedale Vittorio Emanuele l’esistenza di un vero e proprio comitato d’affari: per questa ragione, gli imputati sono assolti dall’accusa di associazione a delinquere, inizialmente ipotizzata insieme alla corruzione.
Ma ciò che lascia più interdetti è che i siciliani, o meglio una buona parte di essi, per due volte hanno votato contro Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia, dichiaratamente non di sinistra. Di fatto rifiutando una donna che ha vissuto sulla sua pelle la crudeltà mafiosa e preferendo uno che in primo grado è stato condannato per “favoreggiamento semplice” a Cosa Nostra.
Aggiungo di seguito le schede su Cuffaro e Lombardo pubblicate su Wikipedia, dalle quali ho tratto il passo che riguardava le vicende giudiziarie di Raffaele Lombardo.






