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Si sa che la storia si ripete, ma ci sono cose della storia che non vorremmo e non dovremmo più rivedere.

Nella puntata di ieri di Anno Zero, l’on. Antonio Di Pietro racconta un aneddoto della quasi oramai squallida funzione del Parlamento, che proprio quel giorno in commissione giustizia stava discudendo dell’idonea lunghezza della coda e delle orecchie del cane, storia che sarebbe potuta sembrare un’invenzione se non avesse avuto la conferma anche di un rappresentante della maggioranza.

Ma prima di commentare e  spiegare perchè la storia si ripete vorrei che tutti leggeste questo passo ( se preferite la parte dove ci sono i caratteri in grassetto)

Ancora lui, Crispino! sempre lui alla ribalta! Non posso evitarlo. Questo mostro che nessuna virtú può salvare dai vizi, questa chicca smidollata che solo nella lussuria trova vigore, un depravato che spregia soltanto le zitelle. Che importa quanto estesi siano i portici lungo i quali sfianca i cavalli, quant’ampia sia l’ombra dei boschi in cui si fa portare, quanta terra vicino al Foro, quali palazzi abbia arraffato? Una canaglia non è mai felice e men che meno un seduttore, per di piú sacrilego, al quale s’è appena concessa, col rischio d’essere sepolta viva, una vestale consacrata. Ma qui si tratta di sciocchezze, che però se ne fosse stato autore un altro, sarebbe caduto sotto le grinfie del censore. A Tizio e a Seio, due galantuomini, l’infamia; a Crispino l’immunità. Che farci? È un individuo losco, piú ripugnante di qualsiasi crimine. S’è comprato per seimila sesterzi una triglia che pesa quanto i soldi che ha pagato, almeno a sentire i millantatori. Bene, non potrei che lodarne la furbizia, se con un simile dono avesse carpito a un vecchio senza prole una buona fetta di eredità; o ancora, se l’avesse offerto a un’amica influente che va a zonzo in una lettiga chiusa da grandi specchi. Niente di tutto questo: per sé l’ha comprata! Si vedon cose che neppure Apicio, povero e frugale al confronto, si permise. E tu le fai! tu, che in patria, mio bel Crispino, andavi un tempo vestito di papiro, paghi due squame un tal tesoro? A meno prezzo avresti potuto comprarti il pescatore. Per quei soldi in provincia si vendono terreni, in Puglia latifondi. Che ghiottonerie pensi abbia gustato alla sua tavola l’imperatore, se un buffone di corte, paludato di porpora, stella dei cavalieri oggi, ma che un tempo al suo paese doveva sgolarsi per vendere qualche pescetto, se costui ha sperperato tanti sesterzi per una parte esigua, la portata di contorno, della sua sobria cena? Comincia, Calliope. Ma resta pur seduta: non è un ‘cantare’ questo, è cronaca. A voi, Pièridi! Narrate, fanciulle, e mi torni a mercé l’avervi chiamate ‘fanciulle’. Era il tempo in cui l’ultimo dei Flavi vessava il mondo intero e Roma era succube di un Nerone calvo. Davanti al tempio di Venere, che in Ancona domina la rocca dorica, un rombo di dimensioni enormi per il nostro Adriatico incappò nelle reti e tutte le riempí con la sua mole. Impigliato, mostrava una grandezza degna di quelli che la palude Meotica ricopre con i suoi ghiacci e che poi, sciolti questi dalla vampa del sole, trascina sino alle bocche impetuose del Ponto, intorpiditi dal letargo e impinguati dal lungo gelo. Il padrone del peschereccio e della rete destina questa meraviglia a Domiziano, pontefice massimo. E chi mai avrebbe osato venderla o comperarla con tutta la spiaggia piena di spie? I guardacoste, appostati dovunque, avrebbero di certo querelato il povero barcaiolo, pronti a giurare che era un pesce fuggito dai vivai dell’imperatore, dove a lungo s’era nutrito, e che essendo da questi evaso, doveva tornare al primitivo padrone. Se gli dai retta, per Palfurio ed Armillato qualsiasi cosa preziosa e leggiadra si trovi in mare, ovunque nuoti, è proprietà del fisco. Perché non sia sprecata, gliela si deve dunque dare. Il mortifero autunno ormai cedeva alla brina, gli infermi s’auguravano la febbre quartana, strideva lugubre l’inverno mantenendo fresca la preda. Ma il pescatore, come incalzato dall’Austro, s’affretta. E quando gli apparvero i laghi ai piedi di Albalonga, che, sebbene in rovina, conserva ancora il fuoco venuto da Troia e venera una sua piccola Vesta, la folla stupefatta per un poco gli ostacolò l’ingresso. Ma poi gli fece largo, si spalancarono le porte girando docili sui cardini; e i senatori guardano da fuori quella ghiottoneria entrare. Giunto ai piedi dell’Atride, il Piceno: ‘Accetta’, dice, ‘questa preda troppo eccelsa per focolari di gente comune. Festeggia questo giorno. Avanti, sgombra il tuo ventre d’ogni fardello e màngiati questo rombo che il fato destina alla tua era. Volle lui farsi pescare!’. V’è piaggeria piú smaccata? Ma quello drizza la cresta. Non c’è lode che un uomo, reso dal suo potere simile agli dei, non creda per sé vera e doverosa. Ma non v’è padella che contenga quel pesce. Si chiamano a consiglio i maggiorenti, che lui, Domiziano, odiava, quelli che in viso recano impresso lo sgomento per quell’augusta e nefasta amicizia. E al grido di Liburno, ‘Presto, presto, è già in seduta!’, per primo accorre col mantello svolazzante Pègaso, da poco imposto come amministratore alla città sgomenta. Ma poteva allora un prefetto esser diverso? Fra tutti era il migliore, scrupoloso interprete delle leggi, convinto che anche in tempi cosí tristi si dovesse trattare ogni questione con giustizia clemente. Lo segue Crispo, un vecchietto amabile un’anima mite, la cui facondia è pari solo al suo carattere. Certo, un consigliere ideale per chi reggeva terre mari e genti, se sotto quella peste sanguinaria fosse stato possibile condannare la crudeltà ed esporre un parere onesto. Ma cosa può esservi di piú imprevedibile dell’orecchio di un tiranno? Un amico che si metta a chiacchierare del caldo, della pioggia o dei temporali primaverili, può rischiare la morte. Per questo Crispo non si pose mai contro corrente: non era uomo capace di esprimere liberamente il suo pensiero o di sacrificare la vita alla verità. Cosí poté vedere molti inverni e l’ottantesimo solstizio, difeso da queste armi anche in quella corte. Ottuagenario come lui, dietro gli sgambettava Acilio con un giovane, che non meritava l’agguato di una morte cosí crudele e immatura per spada del tiranno. Ma ormai da un pezzo per un nobile è un miracolo invecchiare, per cui essere dei Giganti un fratellino preferirei piuttosto. A nulla gli è servito, poveruomo, aver trafitto in corpo a corpo gli orsi di Numidia, indifeso cacciatore nel circo di Albalonga. Chi non conosce ormai le astuzie dei patrizi? Chi si sorprenderebbe piú della tua arcaica furbizia, Bruto? È facile gabbare un re barbuto! Seguiva Rubrio, che sebbene di bassa estrazione, non aveva aspetto migliore, colpevole com’era di un antico e innominabile crimine, ma sfrontato piú di una checca che scriva satire. Il pancione che quasi si trascina è Montano. E poi Crispino, che già al mattino gronda profumo, quanto ne esalerebbero due morti. Piú scellerato di lui è Pompeo, che fa sgozzar la gente con una semplice soffiata. Agli avvoltoi dei Daci, studiando tra i marmi della sua villa piani di guerra, Fusco i suoi visceri ha già votato. Poi insieme allo scaltro Veientone, ecco Catullo, l’assassino, che ancor prima d’averla vista s’infiamma per qualsiasi femmina, un mostro di proporzioni incredibili anche per un tempo di mostri come il nostro; adulatore cieco, cortigiano di strada, una canaglia degna di mendicare dietro alle carrozze sulla via Aricia, di gettar baci e smancerie alle vetture lungo la discesa. Nessuno piú di lui mostrò stupore per il rombo, tributandogli sperticati elogi rivolto a manca, mentre il pesce giaceva alla sua destra. È il suo stile: cosí lodava i corpo a corpo dei Cilici e i loro colpi, o le macchine teatrali e i fanciulli sollevati sino al velario. Veientone non è da meno, ma come un fanatico ispirato dal tuo delirio, Bellona, si mette a profetizzare: ‘Magnifico augurio! Sublime e memorabile trionfo avrai: qualche re farai prigioniero o dal governo di Britannia Arvirago cadrà. Bestia esotica è: guarda le scaglie ritte che ha sul dorso!’. E poco mancò che Fabrizio Veientone non ne precisasse patria ed età. ‘Qual è allora la sentenza? Tagliarlo a pezzi?’ ‘Lungi da lui questo affronto‘, grida Montano, ‘si trovi piuttosto una padella profonda che col cerchio dei suoi orli sottili… Nessuno ai miei tempi lo superava nell’arte di mangiare: al primo assaggio sapeva dirti se un’ostrica proveniva dalle scogliere del Circeo, da quelle del lago Lucrino o dai fondali di Rutúpie; a prima vista indovinava la spiaggia di un riccio. Tutti in piedi, seduta sciolta. Ordine di andarsene ai dignitari, che il sommo duce aveva convocati tremebondi e in gran fretta nella rocca d’Alba, come se volesse discutere dei Catti o dei minacciosi Sigambri, come se da terre lontane gli fosse giunto per corriere un messaggio angoscioso. Oh, se avesse speso solo in queste sciocchezze la sua vita efferata! No, senza che nessuno lo punisse o mai si vendicasse, svuotò Roma di anime insigni, di uomini famosi. Solo quando cominciò ad averne terrore il popolo, cadde: questo gli fu fatale, mentre ancora grondava del sangue dei Lami.>

 

Questa è una satira di Giovenale, precisamente la numero 4, in cui l’autore rimprovera il Senato di essere diventato schiavo dell’imperatore Domiziano, a tal punto che si ritrova ad essere convocato d’urgenza per decidere quale pentola deve essere utilizzata per la cottura di un rombo ( pesce) regalato all’imperatore da un pescatore.

Sono passati parecchi secoli da allora, e già a quei tempi si provava nostalgia per i tempi andati, per la Repubblica perduta e per gli uomini che l’avevano resa gloriosa.

Eppure a distanza di tanto tempo, sembra che le cose non siano poi tanto cambiate.

Ave Caesar…fottutti te salutant

Spero che tutti possiate rispondere in totale onestà e sincerità, altrimenti sarà completamente inutile aver fatto questo sondaggio. E la massima sincerità è chieda ad ambo i sessi.

Quello che vorrei capire e che forse sarà utile a tutti noi capire e scoprire è come immaginano la famiglia e il ruolo e i compiti che devono assolvere i due sessi all’interno di essa.

Infatti vi sono due termini “massimi” entro cui probabilmente oscilleranno le risposte.

Pongo alcune domande generali in modo da aiutare a rispondere.

 

  1. Quale rapporto sussiste fra famiglia e carriera/lavoro per quel che riguarda  l’uomo?
  2. Quale  rapporto sussiste fra famiglia e carriera/lavoro per quel che riguarda la donna?
  3. Quali sono i compiti maschili all’interno della famiglia? Esempi pratici
  4. Quali sono i compiti femminili all’interno della famiglia? Esempi pratici
  5. Quali sono le doti maschili che si rivelano fondamentali all’interno della famiglia?
  6. Quali sono le doti femminili che si rivelano fondamentali all’interno della famiglia?
  7. Quali sono le caratteristiche dannose dell’uomo all’interno della famiglia?
  8. Quali sono le caratteristiche dannose della donna all’interno della famiglia?
  9. Quale ruolo ha l’uomo nella procreazione e durante la gravidanza?
  10. Quale ruolo ha la donna nella procreazione e durante la gravidanza?
  11. Quali sono i doveri degli uomini durante la gravidanza?
  12. Quali sono i doveri delle donne durante la gravidanza?
  13. Che ruolo ha l’uomo nei primi mesi di vita della progenie/figli-e?
  14. Che ruolo ha la donna nei primi mesi di vita della progenia/figli-e?
  15. Quali sono i doveri del padre?
  16. Quali sono i doveri della madre?
  17. Quali sono i compiti che un uomo deve assolvere nell’accudimento dei figli-e?
  18. Quali sono i compiti che una donna deve assolvere nell’accudimenti dei figli-e?

Queste sono domande quanto mai generali che servono solo ad indirizzare la risposta

C’era una volta un uomo di nome Gesù, un uomo che sembra essere morto per quel che diceva e quel che credeva. Un uomo la cui vita e le cui ( presunte ) parole avrebbero dovuto cambiare il mondo, il cui sacrificio avrebbe dovuto insegnare ad essere miti ed umili e a fuggire la violenza, la superbia, la tracotanza.  Non si sa se veramente le parole racchiuse nei Vangeli siano state effettivamente pronunciate da lui, ma poco importa per chi ha fede, e paradossalmente anche per chi non ce l’ha.

Io accetto Gesù, così come accetto Socrate, due grandi uomini di cui si sa realmente poco, se non quello che ci hanno raccontato di loro, due uomini che hanno preferito lasciare le parole alle orecchie piuttosto che agli occhi.

C’era una volta Gesù, predicava l’amore universale, la fratellanza universale, la giustizia e la mitezza. Miliardi di persone nel corso della storia hanno trovato coraggio in lui, così come migliaia hanno ucciso in suo nome, in nome di uno che era stato ucciso a sua volta. Ma poco importa, perchè Gesù non è responsabile di ciò che hanno fatto in suo nome, e quindi non può essere condannato.

Da condannare è chi ha agito in suo nome, chi si è arricchito in suo nome, chi ha ucciso, perseguitato, insultato, rinchiuso in carcere in suo nome.

E’ strano come uno stato, come l’Italia, che dovrebbe essere il più cristiano di tutti, che lotta strenuamente per un simbolo ( la Croce), si dimentichi sistematicamente cosa racchiude quel simbolo nel momento in cui deve imporre qualcosa a se stesso piuttosto che agli altri,nel momento in cui deve sacrificare il proprio egoismo, sacrificare l’Io.

E’ triste che la Croce sia diventato nuovamente un simbolo di lotta, come è successo nel passato, e suppongo che Gesù non sarebbe affatto felice di ciò che sta accadento, perchè predicava la bontà, la pazienza e persino il sacrificio per gli altri.

La Croce dovrebbe essere il simbolo della suprema negazione di se stessi, il simbolo dell’amore e non della discordia, Gesù lasciò libero il giovane ricco, non costrinse nessuno a seguirlo, e disse che in ogni caso gli uomini sarebbero stati giudicati per ciò che avrebbero fatto, e non per ciò che avrebbero detto.

Un buon cristiano dovrebbe innanzitutto portare la croce nel cuore, e agire in nome e per mezzo dell’amore, senza distinzioni. < Se amate i vostri amici, che merito ne avrete? Amate dunque i vostri nemici >. Ma amare non vuol dire anche rinunciare ad una parte di se stessi per permettere all’altro di vivere?

Un buon cristiano dovrebbe far risplendere la Croce con le proprie azioni, e non con le parole. Non dovrebbe sentire necessaria la presenza di quel simbolo ovunque egli vada, perchè quel simbolo è scolpito nella sua anima e nella sua volontà e nessuno potrà mai privarlo di quella forza, di quel simbolo.

Un buon cristiano dovrebbe essere felice di vedere il mondo in pace, e non fomentare i contrasti.

C’era una vota Gesù Cristo, e poi vi furono i cristiani, alcuni lo seguirono, e si impegnarono nella costante ricerca del bene, altri, come il giovane ricco, rimareso convinti che sarebbe bastato il minimo per ottenere il massimo.

Il titolo può sembrare altisonante, ma è l’espressione che a mio giudizio descrive meglio le condizione in cui versa la nostra società, non esiste più il male fine a se stesso, o meglio non lo riconosciamo più come tale.

La religione e la cultura cristiano-cattolica, come gli altri monoteismi, ha cercato di dare forma e significato al male, persino quello che apparentemente non ne ha, giustificandolo con il <diavolo> che tenta giornalmente le anime degli esseri umani, e il merito dell’uomo è cercare di cedere il meno possibile alle tentazioni che gli si presentano davanti, posto che nessun uomo è esente da quello che i cristiani chiamano peccato.

Anche la psicoanalisi e la psichiatria hanno cercato di dare un volto a questo male, e persino un’orgine, che non è il diavolo, ma traumi di vario genere che si verificano nel corso della vita, anche fin dalla nascita; in alcuni casi si è teorizzata persino l’ereditarietà del “male”.

Con questo non voglio dire che tutti gli studi fino ad ora condotti siano un mucchio di scempiaggini, non oserei mai, non solo perchè dovrei conoscere la materia a fondo, ma anche perchè queste teorie si sono dimostrate spesso fondate e ragionevoli e persino verificabili.

Con questo post voglio solo fermarmi a riflettere su ciò che sta investendo la nostra società e magari capire se sono solo io a percepire le cose in questi termini. Ma per spiegarmi al meglio forse dovrei fare alcuni esempi.

Se prendiamo in considerazione molti dei delitti perpetrati ultimamente, come quello dei < Coniugi di Erba >, < Novi Ligure>, < Garlasco >, <Meredith >, o i tentativi di eliminazione di barboni ed extracomunitari da parte di non ben identificati giovani annoiati, e se guardiamo i giornali che hanno riportato queste notizie, le persone che ne hanno parlato, dagli specialisti ai “comuni mortali”, sembra che siano state utilizzate tutte le parole possibili, sembra che si sia ricorsi a tutti gli aggettivi possibili tranne: perfidia, cattiveria, odio, malvagità, male.

Spesso pur di giustificare e dare un volto “umano” e categorizzabile a questi avvenimenti, si è fatto ricorso alla psicoalanisi, a personalità deviate, o momentaneamente non in grado di intendere e di volere.

E’ così difficile per la società contemporanea accettare il male per quello che è? E’ così difficile pensare che tutti i delitti sopra citati siano stai messi in atto solo per il gusto del male, dell’odio e della malvagità? E’ così difficile pensare che non siano tutta una seria di cause convergenti che abbiano spinto queste persone ad agire, ma una ed una sola causa?

Nell’ultimo film su Batman ad uno dei protagonisti, il maggiordomo tutto fare, viene affidata una frase quanto mai inquietante, ma forse più vera di qualsiasi momentanea incapacità di intendere e di volere : < Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo >.

E se il numero di questi esseri umani fosse molto più alto di quello che si immagini?

Certo ammettere una cosa simile sarebbe destabilizzante, perchè quando il male, come il bene, è ridotto a categoria comprensibile per tutti allora l’uomo si sente più tranquillo, noi ci sentiamo più tranquilli;  che il bene sia gratuito, immotivato ha più senso, o meglio ha il senso del bene e del bello, ed è quindi più rassicurante; ma concepire il male allo stesso modo, la cattiveria senza motivo, gratuita, sadica e allegra, questo forse si che fa paura.

Perchè il male in questi termini mette in gioco il fattore caos, il disordine, l’anarchia e persino mette dinnanzi all’uomo l’impossibilità di porre fine al male, magari di arginarlo, di ridurlo al minimo ( nella migliore delle ipotesi), ma annientarlo mai, almeno in questo mondo.

N.B.= non è un trattato, sono solo pensieri che ho fatto nel corso degli anni e che sono passibili d’errore.

Per la prima volta dopo tanti mesi e forse anni…provo speranza, speranza nel popolo italiano; un motivo allegro serpeggia fra le foto pubblicate online dal quotidiano Repubblica…molti italiani stanno rispondendo all’appello lanciato dal quotidiano che propone di fotografarsi ed identificarsi con l’appellativo utilizzato dal Presidente del Consiglio ieri a proposito di chi ritiene che in Italia non ci sia libertà di stampa…

Un normale capo di governo dovrebbe provare terrore all’idea che 370.000 persone hanno firmato anche se virtualmente, una richiesta di libertà di stampa, ma sembra che Silvio Berlusconi non provi questo sentimento ( ho detto sembra), sembra che non gli siano bastate le foto, gli articoli della stampa estera, i problemi nella maggioranza, le critiche della ex moglie, e i silenzi dei colleghi stranieri. No lui persevera nel non voler ascoltare, nel non voler ascoltare nessuno, nemmeno il cofondatore del PdL.

Ma sembra che gli Italiani non si siano tanto rassegnati, ma abbiano capito quale è l’unica arma di difesa: il sorriso, il rispedire gli insulti al mittente con una risata.

Già, gli italiani non solo avevano messo in gioco il loro nome a favore di una battaglia che ritenevano giusta e fondata, ma ora ci mettono la faccia, senza troppi se o ma, senza pretendere privacy, intimità e riservatezza.

I politici, anche quelli del centro-destra, credo che dovrebbero riflettere molto attenatmente su ciò che faranno, o su cosa diranno, perchè come gli Italiani ci hanno messo la faccia, i politici rischiano di rimetterci la loro.

Una risata, anzi un sorriso, una smorfia, una boccaccia ed un insulto diventa insignificante, viene colto nella sua fragilità, nella debolezza dell’aggressione.

E forse è questo quello che ha sempre fatto paura al Cavaliere ed è per questo che ha sempre ritenuto <criminoso >che persone come Luttazzi e la Guzzanti potessero esprimere la loro arte sulle reti pubbliche: che le persone prendessero le sue parole e le rendessero ridicole e prive di senso…

Come moltissimi sapranno il comune di Milano ha emesso un’ordinanza che vieta ( con conseguenti sanzioni) il consumo e la compra-vendita di alcolici per i minori sotto i sedici anni, con l’obiettivo di limitare o ( nel miracoloso dei casi) debellare il problema dell’abuso di alcol fra i minorenni. Sembra che l’alcolismo minorile sia in costante crescita, ma anche in casi di non alcolismo sembra che gli adolescenti abusino saltuariamente delle sostanze alcoliche, danneggiando innazitutto se stessi principalmente a livello neurologico ed epatico.

L’ordinaza è stata accolta con paluso da quasi tutti, ovviemente nello scontento degli interessati che si son visti “limitare” il divertimento. Devo ammettere che in effetti anche io sarei pienamente d’accordo con una simile ordinanza, ed in un primo momento mi sono sentita favorevole, poi due pensieri mi hanno fatta in un certo senso ricredere, non tanto sulla bontà del provvedimento, che è indiscutibile, quanto per l’efficacità nel breve e  nel lungo termine.

La prima perplessità riguarda l’età adulta degli attuali minorenni: posto che fino ai 16 o i 18 anni i giovani non posso bere, questo garantisce che in futuro appena scattata la maggiore età non faranno esattamente quello che avrebbero fatto prima ma con alcuni anni di ritardo, ma con una componente “vendicativa” per così dire, cioè abusare ancora di più perchè prima gli è stato vietato?

Questa prospettiva di eventuale vendetta ed abuso postumo non sembra poi così lontana e irreale, basti pensare ai dati sull’alcol in Inghilterra, paese in cui l’alcolismo è quasi una piaga socio-sanitaria pur vietando in modo aspro la vendita di alcolici sotto i 18 anni, chi è stato in quel paese sa bene che deve esibire un documento di identità al bancone prima di comprarsi una qualsiasi bevanda alcolica, in più sono previste multe molto salate per gli adulti che comprano alcol ai minorenni, l’ultima volta che sono andata se non erro era di 1200 sterline. Ma tutti questi provvedimenti non hanno impedito agli inglesi di diventare devi veri alcol-dipendenti una volta raggiunta la maggiore età, anzi sembra che il probema sia più grave che in italia, perchè gli adulti sbronzi sono in numero di gran lunga superiore.

Questo dovrebbe innanzitutto far riflettere sulla reale efficacia del provvedimento che non ha sortito gli effetti desiderati nel paese anglo-sassone.

L’altra perplessità è nata dalla struttuta e dai costumi che la nostra società pubblicizza e sostiene, cioè una cultura dell’eccesso in tutti i campi.

Può un adolescente, a cui viene permesso e concesso di avere, come se fosse un diritto inalienabile, svariate scarpe da ginnastica di marca, vestiti di marca, e più di un telefono di ultima generazione e sicuramente glamour, pensare che deve in qualche modo limitarsi?

Può un giovane che ottiene senza il benchè minimo controllo di uscire e tornare a casa quando ritiene opportuno, pensare che esista una limitazione a quello che può fare?

In una società in cui l’eccesso di avere e di comportamenti è generalizzato e in cui le regole sembrano più spesso un fastidioso sassolino nella scarpa di cui ci si deve sbarazzare il prima possibile, un’ordinanza che tenti di limitare un solo ambito dell’agire sembra quasi ridicola.

Bisognerebbe innanzitutto educare alla moderazione in generale, al senso del limite e al rispetto delle regole. In fondo i giovani milanesi che hanno dichiarato che andranno altrove, non fanno nulla di diverso dagli adulti che preferiscono i paradisi fiscali per il proprio denaro, dagli adulti che pensano di evadere il fisco e altre furberie simili.

Credo che gli adulti ancora prima di imporre un limite dovrebbero imporselo e dare il buon esempio, altrimenti potranno emettere tutte le ordinanze possibili ed immaginabili, ma non sortiranno alcun effetto.

Infine ci sono i genitori che predicano bene e razzolano in modo disdicevole, infatti vi sono genitori severissimi con i figli, che magarti riescono ancora ad avere controllo sui figli, che predicano l’astenzione dall’alcol, che non permettono uscite prolungate, ma che fra le mura domestiche si comportano peggio degli adolescenti, magari annegando nell’alcol i dispiaceri e le fatiche i una giornata di lavoro, abbuffandosi di vini, grappe, liquori. Forse in quel caso serebbe meglio per l’adolescente uscire di casa, tanto non cambierebbe nulla.

Credo che per far sì che simili ordinanze abbiano la loro efficacia si debbano innazitutto porre le basi di una società più parca nei consumi, moderata nell’agire, e rispettosa delle regole.

SE QUESTE DONNE NASCESSERO OGGI NON POTREBBERO SFILARE, NE’ FARE LE ATTRICI, NE’ DIVENTARE ICONE DI BELLEZZA, PERCHè SAREBBERO RITENUTE GRASSE, LA MODA IMPONE A TUTTE DEI SACRIFICI INGIUSTIFICATI, LA SOCIETA’ CI IMPONE DI ESSERE INNATURALI…SOLO CHE ALLA FINE

RISCHIAMO DI RIDURCI COSì…SE QUESTA E’ BELLEZZA….

In questi giorni i nostri giornali sembrano più parlare delle mogli dei capi di stato e di governo, che delle misure adottate in seno al summit…

Come si vestiranno le mogli? Michelle è radiosa col giallo ma sta male con i capelli raccolti? La gonna a fiori è stile < zia>? E’ meglio portare i tacchi alti o le ballerine? Carla Bruni arriverà o no in Italia? Fra Carla e Michelle chi vincerà lo scettro della moglie di capo di stato perfetta?

Lasciatemelo dire…ma che pxxxx!!! Non si riesce a guardare telegiornale e a leggere giornale ( compresi quelli autorevoli e online) senza dovermi sorbire < il look delle mogli minuti per minuto >, < cosa hanno mangiato le mogli minuto per minuto >: hanno digerito bene? E’ scappato un eruttino a qualcuna?

Perchè non mettere una telecamera con cronista anche nei bagni e scopriamo le mogli al gabinetto ( non quello istituzionale) minuto per minuto? Purtroppo non scopriremmo grandi novità, perchè al bagno siamo tutti uguali e produciamo tutti le stesse cose, dello stesso colore ( tranne in caso di problemi ) e per giunta in questo caso il prodotto è veramente <lordo> , ma nessuno gli dà la stessa importanza che viene conferita al suo omonimo ( credo che dovremmo indire una petizione, vista l’enorme disuguaglianza fra i due…)

In ogni caso…dicevamo…all’inizio io stessa ammetto di essermi chiesta come si sarebbero presentate le “mogli”, quando l’argomento ha iniziato a diventare assillante io di contro ho iniziato ad annoiarmi. Ad un certo punto si accende la lampadina…

E IL MARITO DELLA MERKEL DOV’E'?

Io me lo sono immaginato a casa,  in pantofole e tuta, con una bella birra fra le mani ( in pieno stile germanico) intento a guardarsi un film e ruttare sonoramente.

Magari mi sbaglio, magari è con la moglie, ma di lui nessuna notizia. Ora visto che devo essere perseguitata con certi argomenti vorrei sapere qualcosa di più sul signor Merkel:

Porta slip o boxer? Di che colore?

Scarpe blu o nere?

I calzini di che colore sono?

Preferisce la birra bionda o rossa? ( presumo la prima)

Il nodo della cravatta lo sa fare da solo o lo aiuta la moglie?

Quante cravatte ha?

Ad ogni modo…buon G8  a tutti!!!!!

Dopo le parole di apprezzamento per l’Italia da parte del presidente degli Stati Uniti, la stampa italiana si è prodigata affinchè le parole di Obama venissero riferite al Presidente del Consiglio, quando invece il Times ha voluto chiarire che le lodi non erano affato riferite a Berlusconi ( meglio conosciuto come Mr TrePercento) ma al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e non c’è da meravigliarsi, visto che anche nelle foto Obama sembra che cerchi di mantenere delle formali e cortesi distanze, mentre Berlusconi tenta in tutti i modi di far credere di essere il grande amico del presidente americano, di farsi fotografare in atteggiamenti amichevoli, così come aveva fatto col presidente Bush.

Ovviamente la stampa straniera ironizza sarcasticamente su tutte le vicende che hanno ruotato attorno al g8, come l’articolo del quotidiano francese Le Monde, in cui ci si chiede se da dove possa venire eventualmente il pericolo maggiore se dalla terra tremante o della reputazione di Berlusconi. The Guardian, che di certo non si fa mettere paura dalle minacce di Berlusconi, continua a premere il piede sull’acceleratore, e di certo non paventa il pericolo di eventuali espulsioni dalla stampa internazionale solo eprchè un uomo poco incline alle critiche giustificate tenta di detronizzarlo, anzi lo sbeffeggia per il suo a quanto sembra poco efficace e preparato inglese

Ovviamente nessuno ha voluto dare risalto al fatto che la moglie del presidente francese Carla Bruni, italiana, abbia in un certo senso declinato l’invito, o meglio abbia preferito gestire la situazione in modo del tutto alternativo, quando ci si sarebbe aspettatti che proprio un’italiana partecipasse a tutte le iniziative previste; un simile comportamento non può che destare sospetti, visto che da quando è diventata moglie del presidente francese non ha fatto strappi a etichette e protocollo,  e si è “sorbita” tutte le iniziative delle visite ufficiali, comprese quella della “rigida” inghilterra; scelta che non è passata inosservata alla stampa straniera come il quotidiano The Independent.

Aggiornamento:

Sul sito del quotidiano francese l’ Express si sta per aprire un dibattito attraverso chat con il corrispondente a Parigi del quotidiano Corriere della Sera  Massimo Nava, il dibattito verte sul perchè gli italiani continuino ad essere attratti da Berlusconi.

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