I crimini della Chiesa cattolica contro le donne fino al 1996:le case di Magdalene

2010 gennaio 22

Questa è una storia poco conosciuta probabilmente, non se n’è parlato molto e per ovvi motivi, solo un film intilotato Magdalene, uscito nel 2002 ha raccontato questa storia tragica, commovente e scandalosa. Storia che dovrebbe far rivedere le posizioni di noi occidentali, di quella parte di occidentali che sbandiera la cristianità e il cattolicesimo come se fosse segno distintivo di superiorità.

Non so quanti di voi hanno mai sentito parlare delle Case Magdalene, istituti cattolici femminili.

Le Case Magdalene erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano ai vari ordini, per conto della Chiesa Cattolica.

Nella maggior parte di questi istituti  ragazze adolescenti  e giovani donne, erano trattenute spesso contro la loro volontà; la reclusione forzata era possibile anche grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati di mantenere integro l’onore e la reputazione della loro famiglia: così, per evitare lo scandalo, le giovani erano condotte in questi luoghi per espiare  quelli che erano comunemente considerati gravi peccati. Essere madre nubile, essere troppo avvenente o troppo brutta, essere rimasta vittima di uno stupro (!), erano alcune tra le cause più frequenti per cui si decideva di affidare le donne alle Case Magdalene. Una volta accolte, le ragazze erano impegnate quotidianamente in estenuanti lavori, come lavare il bucato a mano: il duro lavoro, le privazioni e la preghiera erano la condotta che bisognava tenere e che costituiva il cammino verso la redenzione dei peccati del passato.

È stato calcolato che circa 30.000 donne furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996!!!!

Le suore, cui era affidata la dirigenza degli istituti, attuavano severe regole e duri provvedimenti ( pene corporali, digiuni forzati ecc), atti a scoraggiare la volontà delle donne ad abbandonare gli istituti e che, allo stesso tempo, cercavano di motivare loro alla penitenza.

L’esistenza delle Case Magdalene non fu tenuta di gran conto fino al 1993, quando un ordine di suore a Dublino vendette parte del convento a un imprenditore immobiliare e vennero rinvenuti resti delle 155 pazienti, che erano stati tumulati in tombe anonime all’interno della proprietà.  Questo scatenò uno scandalo pubblico. Nel 1999 Mary Norris, Josephine McCarthy e Mary-Jo McDonagh, pazienti della Casa, fecero un resoconto del trattamento ricevuto nella Casa. Nel documentario “Sex in a Cold Climate” del 1998 furono intervistate ex detenute delle Case Magdalene, che riferirono di aver subito abusi sessuali, psicologici e fisici continuati e di essere state completamente isolate dal mondo esterno durante il periodo di detenzione.

Alcune di queste testimonianze hanno dato vita alla pellicola citata all’inizio: Magdalene di Peter Mullan.

Il fatto che l’ultima casa sia stata chiusa nel 1996, vuol dire che è avvenuto poco più di 10 anni fa!!! Il che vuol dire che la Chiesa Cattolica e la nostra società ha ritenuto opportuno riunchiudere, segregare, rendere vittime di abusi psicologici, e ridurre in stato di schiavitù delle donne, delle ragazze per il semplice fatto che esse erano rimaste incinte prima del matrimonio o a causa di uno stupro; questa data ci dimostra come la nostra cultura può essere definita “evoluta” fino ad un certo punto e che aberrazioni maschiliste e violente, che hanno leso profondamente la dignità della donna, non sono lontane anni luce come molti vogliono far credere, ma che basta “girare l’angolo” della storia e ci ritroveremo davanti ad atti, istituzioni e sistemi culturali che hanno letteralmente perseguitato le donne, senza minimamente preoccuparsi degli uomini che le avevano messe incinta, o le avevano stuprate, anzi proclamando il principio che se la donna viene stuprata è lei ad aver commmesso un peccato ed è lei a dover essere reclusa!!!!

Io credo che come al solito dovremmo fermarci a riflettere e documentarci sul nostro recentissimo passato prima di salire sul piedistallo o giudicare dal pulpito.

Consiglio la visione del film, ma devo ammettere che è un film molto duro, con immagini molto forti.


La Lega Nord: un partito, un simbolo ed una menzogna

2010 gennaio 16

Lo riconoscete questo?

E questo?

E questo?

E questo?

E questo?

E questo?

e questo?

Ma sì!!!!

E’ il SOLE DELLA PADANIA!!!  CHE RISPLENDE IN TUTTO IL MONDO FIN DAI TEMPI DEI SUMERI E DELL’ANTICO EGITTO!!!!!

Battute a parte, il tanto sbandierato “sole verde”, simbolo della nazione padana non è altro che uno dei più antichi e diffusi simboli al mondo.

Conosciuto come

“Il Fiore della Vita”

Stella a sei punte

Sole a sei raggi

O semplicemente il Sole.

Questa rappresentazione infatti è graficamente  il risultato della composizione di sei cerchi intersecati tra loro, con un settimo posizionato centralmente. Una figura che, richiamandosi alla circonferenza,
come appunto la ruota, la spirale e lo stesso disco solare, veniva vista come raffigurazione della Perfezione Divina.
Il “Fiore” come il Sole, apportatore di vita. Ma anche della “Nuova” Vita, quella Eterna. Ecco perchè è pure simbolo ed auspicio di Resurrezione.
Non per nulla lo si trova sia presso le grandi basiliche della Cristianità a Roma, come San Giovanni in Laterano, San Clemente, Santa Maria in Trastevere, Morimondo in Lombardia, o il mausoleo di Boemondo d’Altavilla a Canosa di Puglia (XII secolo), sia presso sepolcri o luoghi di culto pagani.
Dal Tempio di Osiride ad Abido in Egitto, alla “Tomba del Guerriero” di Vetulonia, del VII secolo a.C..
Dove sopra una stele funeraria, oggi conservata a Firenze presso il Museo Topografico dell’Etruria,
è stato scolpito un etrusco che regge una scure bipenne ed uno scudo decorato con un “Fiore della Vita”.

Simbolo che accomuna moltissime civiltà.

Dall’antica Cartagine ( immagine 1) in cui è raffigurata la dea Tanit su cui risplende il sole o “fiore della vita”, ai tempi induisti ( immagine 2), all’antica Grecia, all’arte albanese(!!!) figura numero 5, nelle raffigurazioni sumeriche (figura numero 6) e nelle tombe ebraiche antiche (figura numero 7).

E già…proprio loro che amanto tanto il crocifisso e poi hanno un simbolo pagano come simbolo di partito. Laicisti! Pagani! Miscredenti! ( sono battute), ma non per quello che riguarda il paganesimo.

Loro si che sono veramente i rappresentanti più eccellenti di cultura universale, della comunione culturale fra i popoli, quelli che cercano sempre i punti di contatto con le altre culture, a tal punto da aver scelto un simbolo che hanno usato tutti!!!!

Che devo dirvi, amici miei, questo dai leghisti proprio non me lo aspettavo. E cari Leghisti, fossi in voi adotterei un simbolo meno riciclato.


Una proposta per una legge sull’identità nazionale

2010 gennaio 15

Volete introdurre la cittadinanza a punti? Per me va bene, bisogna vedere poi come ed entro quando, ma per me va bene.

Volete precisare che questa è l’Italia e noi siamo italiani? Per me va bene, certo puchè non si discrimino gli altri.

Ma visto che la Lega Nord ci tiene tanto a sottolineare il fatto che questa è <casa loro> o < casa nostra >, allora direi che bisognerebbe iniziare dagli italiani.

E bisognerebbe iniziare dagli italiani facendo in modo che gli italiani si sentano tali. Sono cresciuta in una famiglia progressista, laica e di sinistra, ma con un forte senso della Patria, che non ho mai abbandonato, perchè so quanto possano essere importanti le radici nazionali senza dover però sentirsi superiore a nessuno.

L’identità nazionale, il sentirsi appartenente ad una Nazione ed ad uno Stato non implica necessariamente il nazionalismo e il razzismo. Così come i cognomi( magari sia paterno che materno) o i genitori, le famiglie ci qualificano e costituiscono le “radici” della nostra vita e alle quali difficilmente  rinunciamo, anche l’appartenenza ad una Nazione ed ad uno Stato ci qualifica, nel bene e nel male; questo non vuol dire cieca obbedienza allo Stato, rinunciare allo spirito critico nei confronti di chi ci governa: chi ci governa non è lo Stato, ma un servitore dello Stato.

Senso della Patria e della Nazione non implicano il disprezzo degli altri Stati e delle altre Nazioni, anzi io penso che se il senso della Patria è forte nel nostro cuore allora potremo camminare fra la gente del mondo, fra i nostri fratelli esseri umani in pace e solidarietà.

E’ invece un’aderenza superficiale, inconsistente fatta di stereotipi, e di bandiere svolazzanti solo in occasioni di partite di calcio che generano la discriminazione, perchè discriminando gli altri, rinfacciando agli altri la loro estraneità, cercando di cacciare gli altri tentiamo di sopperire ad una mancanza profonda del senso dello Stato e della Nazione. E’ un abominio che per renderci sicuri di quello che siamo abbiamo bisogno di discriminare gli altri.

Uno Stato ed una Nazione veramente forti non hanno bisogno di cacciare gli altri, non hanno bisogno di allontanare gli immigrati anzi li accolgono e li invitano a far parte dello Stato e magari della Nazione, soprattutto le generazioni future.

Io credo che l’Italia e gli italiani debbano intraprendere un cammino di rinnovamento, una riscoperta delle radici nazionali, una riscoperta dei simboli della Nazione e dello Stato.

E credo che la proposta, che presenterò a breve, possa essere un buon inizio.                                                                     L’articolo 54 della Costituzione recita:

< Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.>

Pertanto sarebbe significativo se al compimento della maggiore età i cittadini italiani giurassero fedeltà alla Repubblica Italiana, giurassero di ossrvare la Costituzione e le leggi e fedeltà al tricolore.

Luigi XIV e Belusconi: monarchia assoluta e assolutismo dispotico democratico

2010 gennaio 14

Mi chiedo cosa penserebbero dell’Italia illustri uomini come John Locke, Montesquieu e il Parlamento inglese del 1700.

I primi due sono di fatto i fondatori spirituali degli stati moderni e della democrazia, il terzo ha costituito l’ariete da sfondamento ideologico contro monarchia assoluta.

Tanto per chiarirci.

Locke sosteneva: se un governo e chi governa si proclama lui solo autore della legge e superiore alla legge diviene illegittimo e il popolo ha il diritto di resistergli e abbatterlo. Non sorprende dunque che la Costituzione francese del 1793, che tutt’oggi costituisce il preambolo all’attuale Costituzione francese, proclamasse questo principio:

< Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri >

Montesquieu, nato da famiglia di magistrati ( il che agli occhi di qualcuno lo farebbe diventare automaticamente un comunista giustizialista anche se vissuto fra il ‘600 e il ‘700), è l’uomo che ha dato vita al principio della separazione dei poteri nel trattato Lo Spirito delle Leggi. Infatti era dell’idea che < il potere assoluto corrompe assolutamente >;  dopo aver analizzato i tre poteri di uno Stato, legislativo,esecutivo e giudiziario, affermò che la condizione aggettiva per l’esercizio della libertà da parte di ogni cittadino fosse la separazione netta fra questi tre poteri.

Disse anche che la base del regime repubblicano era la virtù, inteso come amor di patria più l’uguaglianza: una repubblica intesa come regime in cui il popolo è  suddito e sovrano di se stesso. A questo regime è contrapposto invece il dispotismo che si regge sulla paura.

Non sorprende dunque che nelle moderne Costituzioni si affermi

<L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.>

<La Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l’eguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione. Essa rispetta tutte le credenze.

L’emblema nazionale è la bandiera tricolore, bleu, bianca e rossa.
L’inno nazionale è la “Marsigliese”.
Il motto della Repubblica è “Libertà, Eguaglianza, Fraternità
II suo principio è: governo del popolo, dal popolo e per il popolo. >

Montesquieu era un grande ammiratore del regime politico inglese del suo tempo non a caso ho citato il Parlamento Inglese fra la fine del 1600 e il 1700.

1689 Il Parlamento inglese proclamò i propri inalienabili diritti al controllo politico del paese, e il sovrano dovette sottomettersi alla volontà del Parlamento

Nella Dichiarazione dei diritti vengono affermati:

  • la libertà di parola
  • l’impossibilità per il re di mantenere un esercito personale stabile.
  • la Conorna non poteva imporre tasse
  • la Corona non potevaistituire tribunali speciali
  • la Corona non poteva sospendere le leggi

1695 Venne abolita la censura di stampa e venne decisa l‘inamovibilità dei giudici , nessun magistrato poteva essere trasferito per alcun motivo così che il potere esecutivo non potesse interferire con quello giudiziario

Cosa penserebbero dunque questi due uomini e questa monarchia parlamentare dell’Italia di oggi? Probabilmente la scambierebbero per la Francia di Luigi XIV.

Luigi, denominato Re Sole per la sua passione di interpretare il Sole durante i balli in maschera, è uno degli uomini più famosi della storia d’Europa.

Incarnò perfettamente il ruolo del Monarca Assoluto dell’Antico Regime. 22  anni, idolatrato dal popolo, conscio al più alto grado della sua dignità di sovrano.La sua stessa vita quotidiana si svolse in una cornice di sacralità e di fasto, di cui la reggia di Versailles ne fu il tempio e il teatro.

La sua energia, anche fisica, era straordinaria, per molti anni egli presiedette di persona i Consigli di Stato, in modo da dare di sè l’idea del re che agiva in prima persona.

Di fatto fece in modo che non solo lui fosse il sovrano dello Stato, ma che lo Stato fosse il Sovrano: una piena identificazione fra chi governa e chi è governato,  simbiosi dell’uomo con l’istituzione.

Il re, pur avendo un numero consistenti di amanti, non permise mai che gli intrighi di palazzo lo influenzassero nelle decisioni che riguardavano la guida dello Stato. ( qualcuno avrebbe dovuto prendere esempio da lui). Infatti volle governare senza impacci di sorta.

I suoi obiettivi si possono riassumere in due punti:

  1. Subordinare al suo governo tutti i poteri: Parlamenti ( soprattutto quello di Parigi), chiesa e nobiltà. Senza però mai abolire le istituzioni, ma o congelandole o rendendole di fatto inefficaci e ubbidienti al suo volere.
  2. Dominare l’Europa, fare della Francia la potenza principale dell’Europa e del mondo ( visto il colonialismo in pieno atto)

Pensate che il culto della persona gli era così caro che quando Fouquet, il suo sopraintendente alle finanze che godeva di grande potere e che quindi lo rendeva solo per questo un pericolo, osò invitarlo ad un suo banchetto e a gareggiare con lui circa il fasto e lo sfarzo, il re andò su tutto le furie e nominò Colbert, perchè nessuno poteva porsi al di sopra del re.

Ma Luigi riuscì a farsi odiare in Europa, per il suo stteggiamento arrogante, per la sua politica estera spregiudicata, e per il fatto che pur avendo perso ben due guerre, di fatto lui si sentì all’apice della gloria e della potenza.

I motivi per cui mi sembra che Luigi e Berlusconi siano quanto mai vicini, e che il secondo sembra voler emulare il primo credo che siano agli occhi di tutti, anche di chi lo sostiene e di fatto lo idolatra.

Il problema però è che noi siamo nel 2010, viviamo in linea teorica in una repubblica democratica, parlamentare:

in cui il governo è gestito dal popolo, ma in ogni istante. Una Repubblica in cui, a differenza di quello che si sostiene, il popolo elegge il Parlamento e non il capo del Governo. Il Presidente del Consiglio non è eletto dal popolo, almeno fino a quando non si riuscirà a modificare la Costituzione, quindi il Presidente del Consiglio non ha legittimità popolare in modo diretto, ma indiretto.

L’uomo che ricopre la carica del Presidente del Consiglio non deve essere identificato con la carica stessa, perchè l’uomo passa e le Istituzioni rimangono ( si spera).

In cui il Presidente del Consiglio è subordinato alla legge ( in teoria), e non la legge subordinata al Presidente.

In cui tutti sono liberi di dire, pensare, scrivere e sostenere quello che ritengono più opportuno e nessuno può limitare in alcun modo questa libertà, nemmeno con leggi che apparentemente tutelano i diritti di autore.

Una Repubblica in cui chi governa è sottomesso alla legge e viene punito secondo legge, esattamente come il Parlamento Inglese del 1700. E non una monarchia francese in cui chi governa è al di sopra della legge.

Perchè come disse Montesquieu, se non si rispettassero i principi di libertà e ugluaglianza allora ci ritroveremmo sotto un regime dispotico.

In poche parole, forse ed a mio avviso, viviamo in un regime di assolutismo dispotico democratico.

Ma in ogni caso..< ai posteri l’ardua sentenza >

C’era una volta l’Italia anti-razzista

2010 gennaio 13

Oggi ho visto questo video che mi ha riportato alla mia infanzia, al mondo delle favole e dei cartoni. Mi sono quasi commossa, non perchè mi manca quel periodo, ma perchè rivedendo questa sigla ho pensato a come eravamo una volta, a quali valori anche nelle reti commerciali come la Mediaset ( allora Fininvest) si volevano far circolare.

Ho pensato alla mia generazione e ai miei più o meno coetanei che magari guardando questo cartone presero le parti degli americani di origine africana, anzi allora forse si sarebbe potuto dire senza tranquillità <neri> e ho pensato anche a quanti di questi coetanei oggi invece insultano, denigrano e vorrebbero cacciare via i diversi dal nostro paese, gli stranieri, soprattutto quelli di pelle scura.

Ho provato una profonda tristezza e sconforto. A questo sconforto si è aggiunto il pensiero delle parole di mia madre un pò di tempo fa: < Oggi penso che sia stata una fortuna che tu non sia di colore ( sono adottata e sono nata in Brasile) perchè avrei seriamente paura. Quando ti abbiamo adottata non pensavamo minimamente che l’Italia avrebbe potuto ridursi in queste condizioni >. Le devo dare ragione. Eppure quando ero piccola mi dispiaceva moltissimo che le mie origini biologiche non italiane non si vedessero, mi dispiaceva non essere scura di pelle, oggi mi sento molto fortunata ad essere bianca, perchè altrimenti forse avrei paura ad andare in giro. Penso anche al mio amico d’infanzia Peppe, adottato da un’altra famiglia nello stesso mio periodo, solo che lui è nato in Africa e come potete immaginare si vede, e mi chiedo come viva lui, se si sente sereno o se ha paura per se stesso. Non lo vedo da anni, ma spero che stia bene.

Ad ogni modo non riesco a descrivere quanto io sia rattristata per quello che stanno facendo gli italiani, per quello che dicono, per tutto l’odio che provano e il disprezzo che sentono.

Ora vi lascio alle parole di questa sigla

L’Italia è un paese razzista? Gli italiani sono un popolo razzista?

2010 gennaio 12

La domanda sorge spontanea, eppure non esiste una risposta univoca, più che altro perchè nessuno vuole darla. Esiste una risposta a questa domanda, solo che nessuno riesce ad essere sincero con se stesso. E non sorprendiamoci, perchè un simile comportamento è abbastanza diffuso, ed è così da secoli.

Sicuramente i razzisti contemporanei sono messi al riparo dal razzismo scientifico, che nella sua valenza spiccatamente estremista protegge tutte le pratiche razziste dall’essere riconosciute come tali.

Prima di analizzare la situazione c’è da chiarire il termine razzismo, non solo perchè nel corso della storia questa parola ha assunto connotazioni diverse, ma anche per comprendere quanto la parola razzismo sia un assunto moderno. Questo non vuol dire che nell’antichità  non esistessero forme di discriminazione, ma partire dal presupposto che è un assunto moderno permette di comprendere la gravità del fatto stesso.

Partiamo dal semplice presupposto che nella storia d’Europa e d’America gli ebrei e i neri hanno sempre svolto il ruolo dell’ <estraneo>, e sono stati sempre percepiti come un pericolo per l’integrità della società occidentale, pur non avendo fatto nulla per farlo credere.

< Il razzismo si è appropriato di ogni idea e movimento importanti del XIX e XX secolo impegnandosi a proteggerli contro i loro avversari. Le conquiste scientifiche, un atteggiamento puritano verso la vita, la religione cristiana, l’ideale della bellezza furono tutti saperi integranti del razzismo. Esso difese l’utopia contro i suoi nemici. Ideali come libertà, uguaglianza e la tolleranza sarebbero diventati realtà solo se fosse stata difesa la razza e si fossero sconfitti i suoi nemici > Così Mosse definisce il razzismo di epoca contemporanea, o meglio il razzismo dei primi del Novecento, ma c’è da chiedersi: < come si è arrivati a questo? >

In senso molto generico e colloquiale per razzismo si intende < ogni atteggiamento attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche. In tale senso, però, sarebbero più corretti, anche se sono raramente usati nel linguaggio popolare corrente, termini come xenofobia o meglio ancora etnocentrismo

In senso scientifico < si intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte e caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettive, e la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare razza possa essere definita “superiore” o “inferiore” a un’altra.>, a queste vanno aggiunte le qualità morali, che sarebbero connaturate e biologicamente legate a specifice popolazioni.

Quindi l’Italia è razzista? xenofoba? etnocentrista?

Probabilmente in Italia siamo entrati in una fase in cui non esiste più una netta distinzione fra le tre cose, presumibilmente si sta assistendo ad un fenomeno di sintesi fra queste tre forme di discriminazione. Non a caso nessuno dei razzisti italiani si autodefinisce razzista, cosa che invece nazisti e fascisti facevano. Probabilmente questo è dovuto proprio alla recente storia d’Europa, e soprattutto l’Italia, che ha visto con i propri occhi uno dei più consistenti genocidi della storia ( dopo quello degli Indios in America e quello degli Africano con la tratta degli schiavi). Pertanto sussiste una sorta di tabù ideologico per cui non ci si può più definire razzisti ma di fatto si è razzisti.

Basti pensare ai “miti” che circolano nel Bel Paese:

1- i musulmani ci vogliono colonizzare e vogliono farci diventare uno stato islamico, da notare che una simile infondata accusa venne fatta agli ebrei per circa 300 anni.

2- gli africani puzzano, e questa non è una osservazione oggettiva, ma  relativa perchè il grado di sopportazione degli odori è soggettivo, ma dire puzzano ha sicuramente una fortissima connotazione spregiativa

3- i romeni e i nordafricani violentano le donne, questa affermazione viene declinata in tutti i modi possibili, ed è stata talmente ripetuta da assurgere a sistema e paradigma di valutazione di queste popolazioni; ammetterete che si è instaurata una sorta di visione per cui tutti i romeni stuprano e tutti i nordafricani stuprano. A ben poco serve aggiungere successivamente delle precisazioni, perchè oramai il messaggio è passato.

4- i musulmani sono dei terroristi. Cosiderato che i musulmani nel mondo sono più di un miliardo ( 1.000.000.000) come i cristiani, di fatto sembra assurdo che a causa di alcuni terroristi  più di un miliardo di persone siano qualificate come terroristi. E’ un pò come se predessero i mafiosi, dicessero: i mafiosi sono cristiani, tutti i cristiani sono mafiosi, perchè a pensarci bene probabilmente esiste lo stesso rapporto. terroristi:musulmani= mafiosi:cristiani. Eppure ci offenderemmo se dicessero una cosa simile, e diremmo che non tutti i cristiani sono mafiosi. Ma si sa che le chiarificazioni, i distinguo li facciamo sempre a vantaggio di noi stessi per giustificarci e mai a vantaggio degli altri.

5- i musulmani sono poligami, affermazione che contrasta con la realtà musulmana, che da molto tempo pratica la monogamia, anzi la poligamia è più vicina alle popolazioni africane non musulmane. Se i musulmani sono poligami, i cristiani sono tutti pedofili. Per non parlare della tendenza poligama dell’uomo italiano che si manifesta nei sogni erotici come quello dell’avere rapporti sessuali con due donne (o più) contemporaneamente.

Ci sarebbero altri esempi ma occuperebbero troppo spazio. Ora passiamo alle strane pretese fatte passare per ragionevoli.

1- gli stranieri devono parlare perfettamente italiano e conoscere perfettamente la nostra cultura, e qui bisognerebbe essere altrettanto sinceri, la conoscenza di lingua e cultura che pretendiamo da loro non è quella che pretendiamo dagli stessi italiani. Per non parlare del fatto che una recente statistica ha rivelato che il 21% dei laureati italiani posso essere considerati degli analfabeti funzionali, che la cultura generale sta raggiungendo mediamente livelli sempre più bassi, che la lettura è un passatempo per pochi eletti, per non parlare di teatro, lirica, musica classica, tutti espressioni artistiche anche di grandi italiani. Di fatto siamo un popolo poco acculturato ma pretendiamo molta cultura dagli altri. Non si comprende bene quale livello di  italiano dovrebbero conoscere gli immigrati, considerato che errori come < se potrei>,< se avrei>, l’uso improprio del congiuntivo, delle preposizioni, e dei tempi è ormai un fatto vergognosamente generalizzato. Ma loro sono stranieri e devono parlare l’italiano meglio di noi

2- gli immigrati devono rispettare i valori cristiani e le tradizioni cristiane. Ma questo concetto è ripetuto con una tale ferocia e frequenza che sembra quasi voler dire: < noi ti concediamo, perchè siamo buoni, la possibilità di credere in un altra religione, ma se ti converti al cristianesimo-cattolicesimo è ancora meglio >

3- gli immigrati hanno meno diritti civili degli italiani, perchè gli italiani sono italiani e sono a casa loro. Si badi bene che sto parlando di diritti civili e non politici, quindi non toccherò l’argomento diritto di voto. Nel corso dei mesi sono state avanzate proposte di legge volte più a inculcare per bene nella testa delle persone il senso discriminatorio che alla plomulgazione effettiva: per esempio il limite della cassa integrazione per gli immigrati, meno case popolari per gli immigrati, mezzi pubblici separati

4- gli immigrati non si devono lamentare perchè sono ospiti, questa è casa nostra e qui siamo noi quelli col diritto di fare quello che vogliono, altrimenti tornino a casa loro. Questo sembra più l’atteggiamento da < io Tarzan tu Jane> o sembra evocare l’uomo con la clava che delimita il territorio muovendosi goffamente. Gli stessi greci delle democrazie del V secolo si dimostrarono molto più evoluti civilmente di noi moderni.

Anche per questa sezione vale il principio della parsimonia per quel che riguarda gli esempi.

Ora le conclusioni:

1- In Italia la popolazione sta versando verso un fondamentalismo religioso cristiano considerevole, si inneggia alla religione di Stato, si è promossa la religione Cattolica a religione di Stato ( basti pensare che la ministra Gelmini ha parlado de  <la nostra religione> durante la trasmissione In mezz’ora su Raitre )

2- Odio specifico verso determinate etnie: rumeni, musulmani e africani

3- Dilagano isterie di massa che sfociano in atti vandalici, in omicidi privi di senso ( come l’italo-africano ucciso a sprangate per dei biscotti), paure ingiustificate, ma che agli occhi del popolo sono reali

4- La politica tende sempre di più ad assecondare il razzismo e la xenofobia

5- Una possibile diminuzione delle libertà individuali in favore della sicurezza

Per il resto..chi vivrà vedrà

Fonti

Il razzismo dalle origini all’olocausto di Mosse

Wikipedia

Repubblica 1

Repubbblica 2

L’arcivescovo di Granada: se la donna abortisce l’uomo ha la licenza assoluta, senza limiti, di abusare del suo corpo

2010 gennaio 9

Javier Martínez, Arcivescovo di Granada, nella sua omelia del 20 Dicembre 2009 ha paragonato la nuova legge sull’aborto, proposta dal governo spagnolo, ai crimini commessi da Hitler, dichiarando inoltre che, “se la donna abortisce, il maschio può abusare di lei” ( Eso le da a los varones la licencia absoluta, sin límites, de abusar del cuerpo de la mujer ); e non fatevi ingannare dal termine mujer, perchè in spagolo significa donna, per indicare moglie si usa esposa.

Qualificare queste parole come orrore e abominio è il minimo, ma ad essere sinceri lo sdegno e il ribrezzo sono tali che è difficile trovere epiteti adeguati. Sembra di tornare indietro di secoli quando per giustificare lo sterminio degli indios in America si sostenne che essi erano figli del diavolo, o quando per giustificare le persecuzione degli ebrei nel ‘600 si faceva appello al deicidio, o per giustificare lo schiavismo dei neri si faceva appello alla maledizione di Noè. Probabilmente l’arzillo prelato è rimasto più o meno a quelle date.

La speranza è una: poco tempo fa per aver sostenuto posizioni simili, in Spagna l’imam di Fuengirola è già stato condannato a quindici mesi di prigione, pertanto ci si augura che il prelato riceva lo stesso trattamento.

Ad ogni modo la vicenda mi conduce ad alcune domande: quanto è distante la Chiesa Cattolica dalle parole del “suo fondatore”? Dove ha preso ispirazione l’arcivescovo per sostenere una tesi simile? Cosa farà la Chiesa Cattolica?  Siamo proprio sicuri che l’Islam e il Cattolicesimo siano poi così distanti come vogliono far credere alcuni? O forse è solo una questione di maschilismo che ahimè è fin troppo diffuso in tutto il mondo, senza distinzioni di razza, religione, opinioni politche e nazionalità?

Dalla parte degli immigrati: cronache d’Italia e di Rosarno

2010 gennaio 9

Inizio questa riflessione con un video, forse la connessione non è immediata, ma in ogni caso fa riflettere

Sembra che l’Italia abbia dimenticato cosa significhi guerra civile, sembra che secoli di storia non siano serviti a nulla, figuriamoci gli ultimi 70 anni. Mi sorprende e mi terrorizza la capacità umana di commettere puntualmente gli stessi errori, anche quando le conseguenze sono ben conosciute o prevedibili: mi sorprende la stupidità e la poca ragionevolezza, proprio da parte di chi in teoria è l’unico essere fino a questo momento conosciuto dotato di facoltà razionali.

Tutti sappiamo cosa è successo a Rosarno in queste ultime ore, tutti abbiamo visto la rabbia, da entrambe le parti; tutti abbiamo visto la violenza, l’ira che si sono scaraventate con tutto il carico emotivo, irrazionale, folle. Io però devo ammettere che sono dalla parte degli immigrati.

Certo, vi aspetterete parole di condanna per quello che questi uomini hanno fatto a questa cittadina, ma aspetterete invano, io non condanno, e contemporaneame non giustifico e non dico  nemmeno che sia giusto ( anche se in fondo in fondo forse lo penso). Non condanno perchè non è giusto innanzitutto cedere ad una logica perbenista e ipocrita che pretende che i diritti si debbano difendere solo col bon ton, anche quando i diritti sono stati tolti del tutto, e con essi la dignità. Non condanno perchè prima di tutto bisognerebbe essere onesti con se stessi ed ricordarsi che quegli uomini, ai quali hanno tolto il diritto ad una vita dignitosa,  sono stati aggrediti per primi, senza motivo, forse per gioco o forse per odio raziale. Non condanno perchè la nostra società, che sbandiera ai quattro venti crocifisso e cristianità, riesce a vivere tranquillamente alle spalle di intere popolazioni che forse si accontenterebbero di vivere in una Rosarno completamente devastata ed invece patiscono la fame, sono sferzati, dilaniati, tormentati e massacrati da malattie ogni minuto della loro vita ed in un modo tale che noi ovviamente non possiamo minimamente immaginare. Non condanno perchè noi ogni giorno viviamo tranquilli mentre le urla affamate dei bambini d’africa e di molti altri paesi  squarciano le orecchie delle madri. Non condanno perchè li sfruttiamo, diamo loro le nostre briciole e pretendiamo pure che ci ringrazino. Non condanno perchè noi consumiamo quasi tutte le scorte alimentari del pianeta, beviamo quasi tutta l’acqua e ne sprechiamo altrettanta e tutto questo tranquillamente seduti a goderci i nostri bagordi. Non condanno perchè quando questi uomini arrivano in Italia li trattiamo da bestie e probabilmente se li trattassimo come i nostri cani e i nostri gatti già li rispetteremo molto di più di quanto non facciamo, perchè se ci oensate bene siamo più propensi a prenderci cura e ad ospitare un cane abbandonato che di un uomo abbandonato dalla storia. Non condanno perchè non si può pretendere da nessuno una simile remissione. Non condanno perchè tutti noi dovremmo ammettere a noi stessi che se ci trovassimo nelle loro condizioni, accusati di crimini a priori, accusati di puzzare, di fare schifo, di non aver diritto di lavorare e di vivere, se insultaserro le nostre mogli, i nostri mariti, i nostri padri, le nostre madri, i nostri figli e figlie, se ci dicessero che dobbiamo essere sottopagati, sfruttati e poi lasciati morire se è il caso, se avessero sfruttatto le nostre terre, ci avessero derubato di tutto, se facessero morire la nostra gente di fame, se ci guardassero con disprezzo ovunque andiamo e se persino i governi di uno stato democratico sulla carta di crocifiggesse ogni giorni, dando a noi le colpe di tutto  per non ammettere le proprie nefandezze

Se fossimo loro, forse, non aspetteremmo nemmeno alcune pallottole di un’arma ad aria compressa

< Dichiariamo il nostro diritto su questa terra di esseri umani, di essere rispettati come tali, di avere i diritti di ogni essere umano, in questa società, su questa terra, in questo giorno, che noi intendiamo realizzare con ogni mezzo necessario. >

Per tutti i sedicenti cristiani che non vogliono immigrati: chi non ospita lo straniero andrà all’inferno

2009 dicembre 27

Leggo su Famiglia Cristiana una lettera profonda di un parroco della provincia di Brescia, parole che tutti i cristiani dovrebbero condividere, e dovrebbero farlo innanzitutto perchè sono il cuore del messaggio di Gesù, parole non lontane da quelle del card. Tettamanzi e del suo predecessore il card. emerito Martini, ma anche le parole di padre Alex Zanotelli, Don Ciotti, Don Gallo. Parole che invitano a vivere il cristianesimo in prima persona, a fuggire quel comportamento che riduce il cristianesimo e i suoi simboli ad un marchio di moda, o ad un marchio d.o.p./d.o.c.,perchè oramai il crocifisso è più un logo, qualcosa da sfoggiare impunemente e immoralmente con parole e gesti che Gesù avrebbe non solo rimproverato, ma che negano ed insultano i suoi comandamenti e i suoi insegnamenti, dimenticandosi che proprio quegli immigrati che molti cristiani vorrebbero cacciare, sono loro fratelli in Cristo e creati da Dio, dallo stesso Dio che sbandierano ai quattro venti, come se avesse creato solo loro.

Don Fabio, autore della lettera, scrive: < anche nelle nostre parrocchie sta crescendo una cultura ben lontana  dal Vangelo: si raccolgono firme per il crocifisso, ma lo si brandisce come una spada! >

Come i cristiani, almeno una buona parte di essi, siano riusciti a tradire il messaggio di Gesù Cristo è quasi indecoroso, ed è un insulto al sascrificio di quell’uomo che ha dato la sua vita per ciò che pensava.

I cristiani hanno permesso che persino dei Pagani come i leghisti facessero propria una religione che taccia come immorali tutte le loro campagne di demonizzazzione dell’altro, del diverso. Riducendo così il cristianesimo ad una serie di comportamenti  razzisti e discriminatori.

Ed è proprio a quelle persone che vanno in chiesa, ascoltano messa, si dicono cristiane, lottano per il crocifisso, che dedico questa pagina di Vangelo, dedico queste parole di Gesù Cristo, che non sono equivocabili, che non sono fraintendibili o negoziabili.

Se tu vuoi cacciare lo straniero allora andrai all’inferno, senza ma e senza se. Non vuoi stranieri in Italia?  Allora avrai un biglietto di sola andata per l’Inferno.

Matteo 25,31-46

< Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero straniero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.


L’uomo: piccolo, trascurabile, fragile, impotente essere

2009 dicembre 16

Questa non è la scrittura di una teoria pessimista circa il genere umano, ma un tentativo di riflettere insieme su quanto sia necessario un ridimensionamento del “superomismo” e dell’eccessivo senso di se stesso che ha il genere umano.

Noi esseri umani abbiamo la strana propensione a metterci al centro dell’universo, e di vivere, agire, pensare come se fossimo il centro stesso dell’universo. E siamo talmente annebbiati dal senso del sè da riuscire persino a pensare che siamo padroni non solo del nostro pianeta, ma persino di essere l’apice della scala evolutiva non solo fra gli esseri della Terra, ma persino dell’intero universo. Può sembrare un’idiozia, ma se analizziamo la nostra storia, soprattutto quella recente, permane quella sorta di autoconvincimento che ci conferisce strapotere e diritto di predominio.  Se ci pensiamo bene, molto attentamente, se riflettiamo su noi stessi, e sul rapporto fra noi e tutta la “natura”, ci rendiamo conto che non siamo altro che formiche, perchè come esse siamo un dettaglio trascurabile ed altamente improbabile nella Storia . Dico Storia e non <storia>, perchè la prospettiva umana della storia è riferita spesso e volentieri all’agire umano, è una storia autocelebrativa, perchè persino il racconto del male di fatto costituisce una celebrazione dell’io; è una storia che sembra dire: < prima dell’uomo il nulla >. Certo, su questo concetto di storia e sull’imperante antropocentrismo hanno avuto molta importanza non tanto la religione, quanto il lentissimo sviluppo della scienza, che a sua volta ha decretato l’avanzamento di tutte le religioni e filosofie per poter in qualche modo spiegare ciò che nel corso dei secoli l’uomo si domandava, ma a cui non poteva di certo rispondere. Veniamo a noi.

L’Universo ha all’incirca poco più 13 miliardi di anni (13.000.000.000 ), il Sistema Solare e la Terra hanno circa 4 milardi e mezzo di anni (4.500.000.000). La comparsa dell’uomo sulla Terra è avventuta circa 2,5 milioni di anni fa ( 2.500.000). Quando penso non solo a questi numeri, ma anche alle dimensioni del “nostro” pianeta, alle nostre dimensioni rispetto alle dimensioni dell’Universo, all’energia che viene sprigionata nell’Universo provo una profonda “venerazione” nei confrondi di quest’ultimo, percepisco la mia trascurabilità. Se ci pensiamo bene noi esseri umani siamo un dettaglio trascurabile dell’Universo, l’Universo esisterebbe comunque anche senza l’essere umano. A volte mi chiedo, con un pizzico di ispirazione fantascientifica: e se i pianeti, le galassie, le stelle avessero non solo la volontà ma anche la capacità di comunicare, cosa ci direbbero? Cosa penserebbero di noi? Probabilmente penserebbero la stessa cosa che penseremmo noi se scoprissimo che le formiche pensano di essere il centro dell’Universo, o esseri “superiori”. Per fortuna le categorie umane appartengono solo all’uomo. Il vero problema è che non ci rendiamo conto di quanto siamo ridicoli a darci tanta importanza, non dico che non dobbiamo darcene affatto, ma l’importanza che ci autoconferiamo è veramente esilarante.

Paradossalmente la scienza, invece di ridimenzionare le nostre prospettive, ha aumentato questo grandioso senso che abbiamo di noi stessi, e questo mi porta a pensare che non è stata in effetti la mancaza delle scoperte scientifiche a generare in noi questo senso di grandezza, ma il nostro metro inoggettivo di giudizio.

Certo abbiamo imparato a sfruttare alcune forze ed energie che la natura produce in modo autonomo, ma non le dominiamo, il dominio è pura apparenza, è sfruttamento superficiale. Persino l’uso del nucleare non è dominio, ma è sfruttamento parziale e trascurabile, basti pensare all’energia del Sole ( una stella fra tante) e subito viene sottolineata la nostra impotenza. Non possiamo ribellarci alle leggi della natura, e non potremo mai dominare l’Universo, perchè altrimenti con buona probabilità saremmo delle divinità. Eppure, pur essendo oggettiva e palese la nostra trascurabilità ci comportiamo nel modo più arrogante e irrispettoso possibile. Di fatto stiamo distruggendo un sistema ( la Terra) che non solo ci ha permesso di esistere, ma lo stiamo facendo come se fosse fra i nostri diritti. E questa distruzione sistematica delle altre vite sul pianeta, degli equilibri che si sono “costruiti” nell’arco di miliardi di anni fanno risplendere la nostra stupidità. Perchè la distruzione di essi è anche la nostra distruzione, e come sappiamo la natura non conosce nè l’economia nè la finanza. Paradossalmente persino quelle confessioni che prevedono una creazione, come il Cristianesimo, e che professano la centralità dell’uomo nell’opera creativa di fatto non hanno mai dato il permesso o il lascia passare alla distruzione del pianeta, perchè se la Terra è creata da Dio, la distruzione di essa è la distruzione della creazione di Dio. Dio ha detto sì di governare gli animali e di mangiare i frutti della Terra, ma non ha mai detto: <andate e distruggete tutto quello che ho fatto>.  Su questo punto forse scienza e religione sono quanto mai vicine: giungono allo stesso appello inascoltato.

La vera sfida del genere umano probabilmente, sta nel ridimensionarsi, nel percepire veramente la propria impotenza e fragilità rispetto a tutto l’Universo. Nell’andare oltre i particolarismi infitamente insignificati che l’uomo ha creato all’interno della sua stessa specie. Forse il futuro dell’umanità dipende proprio dal percepirsi un genere unico, che abita questo pianeta, ma che non potrà mai dominare pienamente e la cui distruzione, o meglio la distruzione dei suoi equilibri sarà fatale innanzitutto per  l’uomo.

Spero di non essere stata troppo ridondante, ed in ogni caso ho seguito più il procedere dei miei pensieri che una sistematicità strutturale.